Tratto per tratto
La descrizione integrale dell’anello dell’Alpe Adria Ultra e del percorso della Jôf Trail: sentieri CAI, malghe, forcelle e borgate tra la Val Saisera, la Carinzia, il Passo di Pramollo, la Val Alba e la Val Dogna.
Kile Alpine Resort – Valbruna – Ugovizza – Rifugio Gortani – Passo di Pramollo – Val Aupa – Val Alba – Dogna – Jôf di Dogna – Sella Bieliga – Rifugio Fratelli Grego – Kile Alpine Resort
Questa pagina racconta il percorso passo dopo passo, nell’ordine in cui lo incontrano i concorrenti. Alpe Adria Ultra 120 percorre l’intero anello. Jôf Trail 31 ne corre la seconda parte, da Dogna al Kile Alpine Resort: la trovi più in basso. Montasio 55 segue nella prima parte il percorso della Jôf Trail e sale poi al Monte Santo Lussari.
Il percorso di gara è segnalato dall’organizzazione con nastri, frecce, gesso ecologico e catarifrangenti. Nei principali incroci e nei cambi di direzione la segnalazione è rafforzata, mentre i catarifrangenti consentono di seguire il tracciato anche durante le ore notturne.
Le tappe del racconto
L’anello dell’Ultra — dal Kile a Dogna
La Jôf Trail — da Dogna al Kile
L’anello dell’Alpe Adria Ultra
L’Alpe Adria Ultra si sviluppa lungo un grande itinerario ad anello con partenza e arrivo al Kile Alpine Resort, nel cuore della Val Saisera. Il percorso collega la Val Canale, le Alpi Carniche orientali, la Val Aupa, la Val Alba, il Canal del Ferro e la Val Dogna, per rientrare infine nelle Alpi Giulie attraverso lo Jôf di Dogna, la Sella Bieliga, il Laghetto di Sompdogna e il Rifugio Fratelli Grego.
È un itinerario alpino lungo, complesso e straordinariamente vario, nel quale si alternano strade forestali, piste di servizio alle malghe, antiche mulattiere militari, sentieri boschivi, traversi in quota, dorsali panoramiche, pendii erbosi, canaloni detritici, tratti rocciosi e collegamenti storici tra vallate oggi raramente percorsi nella loro interezza.
L’anello attraversa ambienti molto differenti tra loro: i grandi boschi della Val Saisera e della Foresta di Tarvisio, le malghe della Val Canale e del Gailtal carinziano, il territorio del Passo di Pramollo, le conche prative della Catena Carnica, gli ambienti isolati della Val Alba, le antiche borgate della Val Dogna e le mulattiere militari dello Jôf di Dogna.
Il percorso di gara è segnalato dall’organizzazione con nastri, frecce, gesso ecologico e catarifrangenti, utilizzati in modo differenziato in base al terreno e alle condizioni di visibilità. Nei principali incroci e nei cambi di direzione la segnalazione è rafforzata, mentre i catarifrangenti consentono di seguire il tracciato anche durante le ore notturne.
01 Dal Kile Alpine Resort a Valbruna
La partenza avviene presso il Kile Alpine Resort, nella parte inferiore della Val Saisera, all’interno della grande Foresta di Tarvisio. Il tratto iniziale coincide con il percorso della Oitzinger: si imbocca il CAI 616 risalendo il fondovalle della Val Saisera fino al ponte che ne attraversa il greto.
Superato il ponte, il tracciato prosegue sulle piste da fondo della valle fin nei pressi del Parco Tematico della Grande Guerra, per poi immettersi sul Sentiero degli Alberi di Risonanza, che attraversa i boschi di abete rosso alternando sentieri, mulattiere e brevi tratti di strada forestale.
Al ristoro di Oitzinger, poco prima del quarto chilometro, il percorso lascia il tracciato della Oitzinger e si ricongiunge a Valbruna seguendo il CAI 508a, collegamento tra Camporosso, Valbruna e il fondovalle della Saisera.
Il terreno è prevalentemente corribile: sterrato compatto, brevi tratti erbosi, sentieri nel bosco e larghe piste forestali, con pendenze generalmente moderate che permettono di entrare progressivamente nel ritmo della gara.
Il paesaggio è quello tipico della Val Saisera, con grandi abetaie, radure, torrenti e scorci sulle pareti settentrionali del gruppo del Montasio, fino a raggiungere Valbruna, posta a circa 800 metri di quota.
Raggiunta Valbruna, il percorso cambia nettamente direzione e comincia la prima salita significativa dell’anello.
02 Da Valbruna a Ugovizza per il Nebria
Da Valbruna il percorso imbocca il CAI 608, il sentiero che il catasto regionale chiama «Valbruna – Forcella Nebria – Malga Stechizza», e comincia a salire sul versante che chiude la Val Canale a settentrione.
Dopo il primo strappo il tracciato passa sul CAI 658 e prende quota con regolarità dentro il bosco, su fondo stretto di terra e radici, con qualche tratto scavato nel pendio.
La salita porta il percorso a sfiorare le due cime del Nebria, 1.194 e 1.207 metri, che danno il nome all’intera dorsale: in sloveno la cima si chiama Podgorski vrh. Un crinale, due lingue, ed è già il segno di dove si sta correndo.
Dal punto più alto il tracciato scende decisamente verso il fondovalle. Il bosco si infittisce, la pendenza si addolcisce, e il percorso torna sul piano della Val Canale a Ugovizza, a 767 metri di quota: frazione del comune di Malborghetto-Valbruna, Ukve in sloveno, Uggowitz in tedesco, Ugovize in friulano. Quattro nomi per un paese di poche case.
Al chilometro 13,3 c’è il primo ristoro completo della gara. L’attraversamento del fondovalle chiude la prima salita e discesa dell’anello e apre la lunga traversata verso il confine.
03 Da Ugovizza alla Val Rauna
Lasciato il fondovalle, il percorso imbocca il CAI 504b, poi il 504a, e attacca subito il versante che sale verso l’Alpe di Ugovizza — Ukovška planina in sloveno — prendendo quota senza tregua: quattrocento metri nei primi due chilometri.
La salita si svolge nel bosco, su fondo di terra e radici, alternando mulattiera e strada forestale. È il tratto in cui la gara smette di essere corribile e comincia a chiedere le gambe.
Attorno al chilometro 16, poco sopra i 1.200 metri, il percorso sfiora l’ingresso della Grotta di Malga Priu, una cavità di una cinquantina di metri censita nel catasto speleologico regionale. Non è una grotta turistica: è una fessura nel calcare accanto al sentiero, e passa quasi inosservata.
Poco più in alto, fuori dal tracciato, c’è la malga che le dà il nome: Malga Priu, agriturismo di famiglia dove si allevano bovini di razza Highland scozzese.
04 Il Rifugio Michele Gortani
Al chilometro 18,1 il percorso arriva al Rifugio Michele Gortani, a 1.127 metri, in Val Rauna, nel gruppo dell’Osternig. È il primo punto d’acqua dopo Ugovizza.
La casa ha una storia che vale la deviazione dello sguardo. L’edificio nasce nel maggio del 1892 come Ugowitzeralpe, la scuola alpina di Ugovizza: l’amministrazione austriaca la volle per i figli dei contadini che passavano l’estate sull’alpe, e l’imperatore Francesco Giuseppe contribuì con trecento fiorini.
Passata la Val Canale all’Italia, la scuola perse la sua ragione d’essere. Fu colonia alpina, poi rudere. Il Comune di Malborghetto-Valbruna l’ha ricostruita da zero e riaperta nel 2008, intitolandola al geologo carnico Michele Gortani.
Oggi è un rifugio custodito, aperto tutto l’anno. Chi corre ci passa davanti alle undici del mattino, quando la porta è aperta e dentro si mangia.
05 Dal Gortani all’Ex Villaggio Cocco
Dal rifugio il percorso riprende a salire lungo l’itinerario classico dell’Alpe di Ugovizza, quello che i cartelli indicano come «Ex Villaggio Cocco dal Rifugio Gortani».
In poco più di due chilometri si guadagnano trecento metri. Il bosco si apre, la vista si allarga sulla Val Canale, e il terreno diventa quello dei pascoli d’alta quota.
Al chilometro 20,5, attorno ai 1.500 metri, si arriva a una radura che non sembra niente e invece è un paese: l’Ex Villaggio Cocco, il villaggio dei minatori del Monte Cocco.
06 Le miniere del Monte Cocco
Del Monte Cocco si cavava ferro, e in misura minore manganese. Lo si faceva forse già in età romana, di sicuro dal Quattrocento, e per secoli quelle miniere sono state l’economia della Val Canale: in epoca veneziana il ferro di qui diventava attrezzi agricoli e armi.
Il villaggio fu costruito nel 1938, negli anni di massima attività. La guerra fermò tutto, l’estrazione cessò nel 1947, e nel 1962 i fabbricati furono demoliti: ne restò in piedi uno solo, quello che si vede ancora oggi, con i terrazzamenti attorno e il bosco che si è ripreso il resto.
Il nome che i cartelli usano è quello tedesco e sloveno della montagna: Kok, dall’austriaco Kokberg, «cima arrotondata». Il percorso passa accanto alle paline che indicano la Bergbausiedlung e la Cima Bella — Schönwipfel — e continua a salire verso la cresta.
07 La Forcella di Fontana Fredda, il confine
Al chilometro 22,7, a 1.692 metri, il percorso raggiunge la Forcella di Fontana Fredda: in tedesco Scharte beim Kalten Brunnen, in sloveno Mrzli studenec. Tre lingue che dicono la stessa cosa, la fontana fredda.
La forcella separa la Cima Bella, che gli austriaci chiamano Schönwipfel, dal Monte Sagran, il Sagranberg. È una sella boscosa, senza niente attorno, e sta esattamente sulla linea di confine.
Qui l’Alpe Adria Ultra 120 entra in Austria, nel comune di Hermagor-Pressegger See, in Carinzia. Da questo punto la prima parte della gara corre sul versante austriaco, fino al Passo di Pramollo.
È anche uno spartiacque vero: l’acqua che cade a nord della forcella finisce nella Gail e poi nel Danubio, quella che cade a sud nella Fella e poi nell’Adriatico. Si scavalca un confine e un oceano nello stesso passo.
08 Dalla forcella alla Egger Alm
Dalla forcella il percorso scende sul versante carinziano e cambia completamente paesaggio: finiscono i boschi stretti del versante italiano e cominciano i pascoli d’alpe del Gailtal, dossi erbosi, mandrie, strade d’alpeggio e recinti.
La discesa porta fino ai 1.350 metri attorno al chilometro 26,5, poi il tracciato risale e si mette a correre in quota, attorno ai 1.400, su un lungo traverso che taglia le malghe del Poludnig.
Passa vicino alla Dellacher Alm — Dolska planina in sloveno — e al laghetto della Egger Alm, e al chilometro 32,4, a 1.404 metri, arriva al ristoro della Egger Alm.
È il posto più sorprendente della prima metà di gara: non una malga isolata ma una conca intera abitata, una quarantina di baite di legno, una cappella costruita nel 1952 dai reduci, una casera che fa formaggio ogni giorno d’estate. Il villaggio non è nemmeno allacciato alla rete elettrica.
Ci sono due osterie, il Gasthof Zur Alten Käserei, che sta dentro la vecchia casera, e il Gasthaus zum Rudi, aperto dal 1923. Da qui in avanti il percorso prende la cresta e non trova più niente per tredici chilometri.
09 Dalla Egger Alm allo Stallensattel, sul Karnischer Höhenweg
Dalla Egger Alm il percorso imbocca il sentiero 403, il Karnischer Höhenweg, che in italiano è la Traversata Carnica.
Non è un sentiero qualunque. Corre per circa centocinquantacinque chilometri sul crinale che divide l’Austria dall’Italia, e deve la sua esistenza alla Prima guerra mondiale: sono le strade di rifornimento, le postazioni e i camminamenti dei due eserciti, ricuciti in un unico itinerario e ribattezzati Friedensweg, sentiero della pace. Lo cura l’Österreichischer Alpenverein, ed è il sentiero-simbolo della Carinzia meridionale.
Il percorso lo segue su strada d’alpe e su sentiero, passando accanto alla Kersnitzenalm e valicando il Kersnitzensattel, Sella Chersnizze, a 1.542 metri.
Al chilometro 36,4 si tocca lo Stallensattel, Sella Zille, a poco meno di 1.500 metri, e il tracciato rientra brevemente in Italia, nel comune di Pontebba, prima di tornare sul versante carinziano.
Su questo tratto il confine non è una linea da attraversare: è la direzione in cui si corre.
10 Dalla Sella della Spalla all’Auernig-Höhenweg
Al chilometro 39,3 il percorso valica lo Stutenbodensattel, la Sella della Spalla, a 1.432 metri, e passa sotto il Col della Spalla — Schulterköfele per gli austriaci — che con i suoi 1.504 metri chiude la sella a occidente.
Da qui comincia il tratto più aereo della prima metà: il crinale si alza, il sentiero si stringe fra ontanella e mughi, e il percorso alterna il ramo R18 della Via Alpina Rossa, il Kärntner Grenzweg e ancora il 403.
Attorno al chilometro 41,8, a 1.640 metri, il percorso passa alla Garnitzenalm, malga con ristoro proprio sul Karnischer Höhenweg. Poco più avanti, sotto la Gugga che sfiora i 1.930 metri, prende l’Auernig-Höhenweg, il sentiero di cresta che scende verso il passo. È qui, al chilometro 43,2 e a 1.851 metri, che la gara tocca il suo punto più alto.
Chi corre di giorno attraversa un pezzo di fondale marino. Trecento milioni di anni fa qui c’era il mare, e la roccia è così piena di fossili che i geologi hanno dato a questa successione un nome preso dalla montagna: Formazione di Auernig. L’Auernig-Höhenweg è anche un Geo-Trail.
Sotto, verso l’Italia, si apre il sito protetto del Monte Auernig e Monte Corona, dove cresce l’unica popolazione italiana accertata di Wulfenia carinthiaca, il fiore che in Carinzia è un simbolo.
11 Il Passo di Pramollo e il Gallo Forcello
La discesa dall’Auernig passa accanto a una sorgente sulfurea e porta il percorso al chilometro 45,3, dove una seconda pietra di confine riporta la gara in Italia, nel comune di Pontebba.
Il Passo di Pramollo — Nassfeldpass in tedesco, Mokrine in sloveno, Pas di Pramuel in friulano — sta a 1.530 metri, nella depressione fra il Rosskofel e il Gartnerkofel. Insieme al Passo di Monte Croce Carnico è uno dei due soli valichi stradali pubblici di tutte le Alpi Carniche, e fino al Cinquecento i mercanti lo preferivano alle vie di Camporosso e del Predil. Anche qui, nel 1915, passava il fronte.
Sull’altopiano del valico c’è il lago di Pramollo, artificiale, e accanto la torbiera di Pramollo, l’unica torbiera attiva a sfagni di dimensioni significative di tutto il Friuli Venezia Giulia, protetta dal 1998. Il percorso le passa a poche decine di metri, alla sua stessa quota: si corre sul sentiero e basta.
Al chilometro 45,5, a 1.520 metri, c’è il ristoro Al Forcello. Ci si arriva dall’alto, scendendo dalla cresta austriaca dell’Auernig: il passo si apre tutto in una volta.
Al Forcello finisce il tratto sul versante austriaco. Comincia la seconda faccia della gara: la Val Aupa, la Val Alba, la Val Dogna.
12 Dal Gallo Forcello al CAI 433
Lasciata l’area del ristoro, il percorso si allontana dal comprensorio del passo e raggiunge il CAI 433.
Il terreno alterna sentieri erbosi, strade militari, brevi segmenti boschivi e fondo pietroso. La progressione avviene lungo un ambiente aperto, con ampie visuali sulle montagne circostanti.
Il CAI 433 attraversa il versante del Monte Malvuerich lungo una vecchia mulattiera militare. Nell’area sono ancora presenti numerose testimonianze delle opere realizzate durante i conflitti mondiali.
La strada militare offre diversi tratti regolari, interrotti da segmenti più stretti e da passaggi su pietre affioranti.
13 Sul CAI 433 fino alla Sella della Pridola
Il percorso prosegue lungo il CAI 433 e raggiunge la Sella della Pridola, a 1.662 metri di quota.
È un valico panoramico, fra il settore di Pramollo e la Conca di Pricot. In questo punto il tracciato interseca l’Alta Via CAI Pontebba.
L’ambiente è prevalentemente aperto e offre una visuale ampia sulle dorsali delle Alpi Carniche orientali.
Il terreno alterna mulattiera militare, sentiero erboso e fondo pietroso. La pendenza varia continuamente, con brevi risalite e tratti di discesa.
Dalla sella comincia una discesa inizialmente più ripida, che diventa progressivamente regolare avvicinandosi alla Conca di Pricot.
14 Dalla Sella della Pridola alla Conca di Pricot
Dopo la Sella della Pridola il percorso lascia il CAI 433 e si raccorda al CAI 433a, il ramo che scende verso la Conca di Pricot; solo in fondo alla conca si innesta sul CAI 432.
La discesa attraversa boschi, radure e vecchie piste. In alcuni punti il sentiero è stretto e intagliato sul pendio, mentre nella parte inferiore diventa una carrareccia più larga.
Il fondo alterna terra, erba, pietre e brevi tratti di strada forestale. La discesa permette di perdere progressivamente quota senza abbandonare il carattere alpino dell’itinerario.
Il percorso entra quindi nell’ampia Conca di Pricot, conosciuta anche come Prihat Alm, situata attorno ai 1.300 metri di quota.
La conca è caratterizzata da prati, stavoli, vecchi edifici rurali e pendii boscosi. Il terreno diventa più regolare e corribile, alternando piste erbose, carrarecce e brevi segmenti sterrati.
15 Dalla Conca di Pricot alla strada del Cason di Lanza
Dalla Conca di Pricot il percorso continua lungo il CAI 432 in direzione del fondovalle.
La parte inferiore dell’itinerario utilizza una combinazione di sentiero e carrareccia. Il bosco torna progressivamente più fitto e le pendenze diventano moderate.
Il tracciato raggiunge la strada diretta al Passo del Cason di Lanza, in prossimità del civico 64.
L’attraversamento della strada è presidiato dall’organizzazione. Dopo l’attraversamento, il percorso prende quota sul versante che sale verso le casere, poco sopra l’abitato di Studena Bassa.
16 Dalla strada del Cason di Lanza a Casera Glazzat Bassa
Dall’attraversamento della strada il percorso comincia a risalire verso Casera Glazzat Bassa.
Il collegamento utilizza strade forestali, viabilità locale e tratti del CAI 434. Il fondo alterna asfalto locale, strada cementata, sterrato e piste forestali.
La salita è generalmente regolare. Alcuni segmenti del sentiero tagliano i tornanti della strada e presentano una pendenza maggiore, mentre le parti su forestale permettono una progressione più continua.
Il percorso raggiunge Casera Glazzat Bassa, attorno ai 1.155 metri, sotto il Clappeit di Glazzat. Casera Glazzat Alta resta più in alto, fuori dal tracciato.
Attorno alla casera si aprono radure e pascoli, con visuali sulle montagne della Val Aupa e sulle dorsali che separano questo settore dalla Val Alba.
17 Da Casera Glazzat a Frattis
Da Casera Glazzat il percorso segue il CAI 434 in discesa verso Frattis.
Nella parte alta il sentiero attraversa il boscoso Cuel des Jerbis e alterna pista forestale, sentiero e tratti su terreno prativo.
Più in basso la pendenza aumenta. Il fondo è composto da terra, foglie, radici e pietre, con segmenti che richiedono una discesa controllata.
Il percorso raggiunge la località Frattis, posta a circa 900 metri di quota, e passa nei pressi dell’edificio dell’ex colonia alpina.
Riserva naturale regionale della Val Alba
Il percorso entra nella Riserva naturale regionale della Val Alba, area protetta istituita nel 2006 e gestita dall’Ente Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie. Estesa per quasi 3.000 ettari nel territorio di Moggio Udinese, la Riserva occupa una posizione naturalistica particolarmente preziosa, nella zona di transizione tra Alpi e Prealpi e tra Alpi Carniche e Giulie. Rilievi aspri, valloni profondi, creste rocciose, acque cristalline, faggete, lariceti e conche alpine formano un mosaico di ambienti ancora integro, silenzioso e quasi completamente disabitato. La particolare collocazione geografica favorisce una biodiversità straordinaria, con numerose specie vegetali e animali tipiche di ambienti alpini differenti e con la presenza di rapaci, ungulati e grandi carnivori. Una parte del territorio rientra inoltre nella rete europea Natura 2000.
Attraversare questo ambiente rappresenta un privilegio e richiede un comportamento particolarmente responsabile: è obbligatorio seguire esclusivamente il percorso segnalato dall’organizzazione, evitando scorciatoie e uscite dal tracciato; tutti i rifiuti, come previsto lungo l’intero percorso di gara, devono essere sempre conservati dal concorrente fino ai punti di raccolta o all’arrivo, prestando in questa zona un’attenzione ancora maggiore affinché nessun involucro, gel, fazzoletto o residuo alimentare venga disperso nell’ambiente. È vietato raccogliere fiori, piante, rocce o altri elementi naturali ed è necessario evitare rumori inutili e qualsiasi comportamento che possa disturbare la fauna. I corsi d’acqua non devono essere contaminati con alimenti, detergenti o altri residui. Ogni concorrente è chiamato ad attraversare la Val Alba con rispetto, lasciando intatto un territorio la cui bellezza risiede proprio nel suo carattere selvaggio, nella continuità degli ambienti naturali e nella loro eccezionale integrità. Informazioni ufficiali e approfondimenti sono disponibili sul sito dell’Ente Parco naturale regionale delle Prealpi Giulie: parcoprealpigiulie.it.
18 Da Frattis alla Forcella della Pecora
Da Frattis il tracciato entra nel vallone del Gleris e comincia una delle salite più impegnative dell’intero anello.
Il percorso imbocca il CAI 430, che collega il settore della Val Aupa e del Gravon di Gleris con la Forcella della Pecora.
Il sentiero sale da circa 900 metri fino ai 1.827 metri della forcella, affrontando quasi 930 metri di dislivello positivo.
La prima parte della salita si svolge nel bosco, su sentiero stretto e ripido. Il fondo alterna terra, radici, pietre e alcuni brevi tratti più regolari.
Salendo, la vegetazione si dirada e il terreno diventa progressivamente più aperto e detritico.
La parte superiore segue un canalone ghiaioso con pendenza sostenuta. Il fondo è composto da ghiaia, pietre mobili e detrito, imponendo una progressione attenta e regolare.
La Forcella della Pecora è uno stretto intaglio posto tra la Cima del Muini e la Cima della Pecora.
Raggiungere la forcella significa entrare nel cuore della Riserva naturale regionale della Val Alba e in uno dei settori più selvaggi dell’intero percorso.
19 Dalla Forcella della Pecora a Casera Chiavals
Dalla Forcella della Pecora il percorso segue il CAI 425 lungo gli alti versanti del gruppo del Gleris, del Russèi e del Monte Chiavals.
Il sentiero attraversa pendii erbosi, mughi, affioramenti rocciosi e canaloni, mantenendosi in un ambiente alpino aperto e panoramico.
Il fondo alterna sentiero erboso, terreno naturale e brevi tratti rocciosi. La successione di saliscendi richiede una gestione attenta delle energie.
Il percorso procede verso la conca di Casera Chiavals, antica area di pascolo situata ai piedi delle montagne della Val Alba.
La conca è caratterizzata da ampi prati e da un ambiente completamente isolato, lontano da strade e centri abitati.
20 Casera Chiavals e Bivacco Giuseppe Bianchi
Il percorso raggiunge il Bivacco Giuseppe Bianchi, posto a circa 1.712 metri di quota su un piccolo dosso ai margini della conca di Casera Chiavals.
Il bivacco è stato ricostruito nel 2018 e rappresenta uno dei principali punti di appoggio per le traversate nel gruppo dello Zuc dal Bôr e del Monte Chiavals.
Il terreno attorno al bivacco alterna prati alpini, mulattiera militare, sentiero su terra e brevi tratti rocciosi.
L’ambiente è aperto e spettacolare, con visuali sulle cime della Val Alba e sui profondi valloni attraversati dal percorso.
Il Bivacco Bianchi costituisce uno dei passaggi più rappresentativi dell’Alpe Adria Ultra, sia per l’isolamento del luogo sia per il carattere autenticamente alpino del paesaggio.
21 Dal Bivacco Bianchi a Forcella Fonderis
Dal Bivacco Bianchi il percorso continua sul CAI 425 verso Forcella Fonderis.
Si tratta di una lunga traversata in quota lungo antiche mulattiere militari. Il tracciato alterna saliscendi, passaggi a mezza costa e attraversamenti di impluvi.
Il fondo è più tecnico rispetto alle piste forestali incontrate nella prima parte dell’anello. Si alternano tracce erbose, terreno ghiaioso, pietre e tratti modellati dall’acqua.
La traversata si sviluppa in un ambiente aperto, con lunghi segmenti esposti al sole e al vento.
Raggiunta Forcella Fonderis, il percorso cambia nuovamente versante e prosegue verso il settore del Ricovero Sot Cretis.
22 Da Forcella Fonderis al Ricovero Sot Cretis
Superata Forcella Fonderis, il percorso continua sul CAI 425 lungo un sistema di antiche mulattiere militari.
Il terreno alterna sentiero su terra, tratti ghiaiosi, pendii erbosi e brevi sezioni rocciose.
Si raggiunge quindi il Ricovero Sot Cretis, posto a circa 1.537 metri di quota.
La struttura, di origine militare, si trova in una posizione isolata lungo la traversata tra la Val Alba e il settore di Costa Mauron.
Il passaggio presso Sot Cretis introduce a un tratto caratterizzato da valloni boscosi, crinali secondari e antichi collegamenti tra gli stavoli della Val Dogna e le alte conche della Val Alba.
23 Dal Ricovero Sot Cretis a Costa Mauron
Dal Ricovero Sot Cretis il percorso imbocca il CAI 425a.
Il tracciato procede inizialmente in traversata e raggiunge Costa Mauron, il costone che scende attorno ai 1.540 metri di quota.
Il terreno alterna sentiero a mezza costa, tratti boschivi e brevi passaggi su fondo irregolare.
Costa Mauron è il passaggio fra il settore della Val Alba e il vallone di Costa Sgueire.
Da qui il percorso comincia gradualmente a perdere quota, entrando in un ambiente boschivo e appartato.
24 Da Costa Mauron a Forcella Pedot
Da Costa Mauron il percorso entra nel vallone di Costa Sgueire, alternando brevi risalite e discese.
Il sentiero attraversa un ambiente boschivo e presenta un fondo composto da terra, pietre, radici e tratti modellati dall’erosione.
Seguendo il crinale e i versanti del vallone si raggiunge Forcella Pedot, posta a circa 1.230 metri di quota.
Il settore comprende un tratto ripido in prossimità del Rio Agâr da lis Tais. La discesa richiede attenzione per la presenza di terreno inclinato, pietre e fondo irregolare.
Forcella Pedot segna l’inizio della discesa verso gli stavoli e le borgate situate sopra Dogna.
25 Da Forcella Pedot al Rio Agâr da lis Tais
Da Forcella Pedot il percorso continua in discesa lungo il CAI 425a.
Il sentiero perde quota nel bosco e raggiunge il Rio Agâr da lis Tais.
L’attraversamento del rio avviene in un ambiente incassato e ombreggiato, caratterizzato da vegetazione fitta e terreno naturale.
Superato il corso d’acqua, il tracciato raggiunge il raccordo con il CAI 427, conosciuto anche con il nome di La Scjalinone.
26 Dagli Stavoli di Sopra agli Stavoli Marcon
Seguendo il CAI 427, il percorso raggiunge gli Stavoli di Sopra.
Il terreno alterna vecchie mulattiere, sentieri boschivi e prati attorno agli stavoli. Si tratta di un paesaggio culturale tipico della Val Dogna, formato da piccoli edifici rurali, terrazzamenti e radure un tempo utilizzate per il pascolo e la raccolta del fieno.
Il tracciato continua quindi verso gli Stavoli Marcon, situati attorno ai 1.000 metri di quota.
Questo settore presenta una successione di brevi salite e discese su fondo naturale, con tratti nel bosco e aperture panoramiche verso la valle.
27 Dagli Stavoli Marcon a Torgul
Dagli Stavoli Marcon il percorso prosegue verso Torgul, seguendo il sistema di sentieri e mulattiere locali.
Il terreno alterna prato, sentiero boschivo e strada forestale. Le pendenze diventano progressivamente meno marcate avvicinandosi alle case.
Torgul, al chilometro 80,7, è un checkpoint con ristoro di liquidi. È uno degli insediamenti rurali storici del versante settentrionale della Val Dogna: un piccolo borgo di case in parte ristrutturate e in parte in rovina.
Da qui il percorso entra nella parte finale della discesa verso il fondovalle.
28 Da Torgul a Costamolino
Da Torgul il percorso continua sul CAI 427 verso Costamolino, in friulano Cuestemulin.
Il collegamento attraversa boschi, radure e strade forestali.
Il terreno diventa progressivamente più largo e regolare. Si alternano sterrato compatto, brevi tratti cementati e segmenti di viabilità locale.
Costamolino si trova attorno agli 800 metri di quota e rappresenta uno degli ultimi nuclei attraversati prima della discesa verso Dogna.
29 Da Costamolino a Plagnis
Da Costamolino il percorso prosegue lungo una strada forestale caratterizzata da alcuni saliscendi.
Il tracciato raggiunge la frazione di Plagnis, anch’essa posta poco sotto gli 800 metri di quota.
Il settore è prevalentemente corribile, con fondo sterrato e tratti di viabilità locale.
Da Plagnis si apre la discesa conclusiva verso il fondovalle e l’abitato di Dogna.
30 Da Plagnis a Dogna
Da Plagnis il percorso scende verso Dogna lungo una strada locale stretta e ripida.
Il fondo alterna asfalto e cemento. La pendenza permette una discesa veloce, ma richiede controllo nelle curve e nei segmenti più ripidi.
Scendendo, la visuale si apre sul Canal del Ferro e sull’abitato di Dogna.
Il percorso raggiunge infine il centro del paese, situato a circa 430 metri di quota.
Dogna rappresenta il punto di collegamento tra il grande anello delle Alpi Carniche orientali e la seconda parte del percorso, coincidente con la Jôf Trail.
Il percorso della Jôf Trail
Da Dogna comincia la seconda parte dell’anello, che coincide con il percorso della Jôf Trail 31 ed è anche la prima parte della Montasio 55.
01 Da Dogna a Chiout Pupin
Da Dogna il percorso imbocca il CAI 602 e comincia immediatamente a guadagnare quota.
Si lascia il fondovalle del Canal del Ferro e si sale verso la piccola frazione di Chiout Pupin.
La salita si sviluppa inizialmente lungo un’antica mulattiera nel bosco. Il fondo presenta gradini naturali, pietre, radici e alcuni passaggi stretti.
La pendenza è sostenuta fin dai primi chilometri e permette di guadagnare rapidamente quota sopra l’abitato di Dogna.
Il bosco è composto prevalentemente da pino nero, faggio e abete rosso. Alcune aperture nella vegetazione permettono di osservare il fondovalle e le montagne del versante opposto.
02 Da Chiout Pupin al Clap Forât
Superato Chiout Pupin, il CAI 602 continua verso il Clap Forât.
La salita attraversa un settore boschivo e roccioso. Il sentiero utilizza antiche mulattiere, passaggi sotto pareti e segmenti ricavati lungo i pendii.
Lungo il percorso si incontrano una passerella metallica, affioramenti rocciosi e tratti a ridosso delle pareti del Clap Forât.
Il fondo alterna terra, pietre, radici e gradini naturali. Le pendenze rimangono sostenute e richiedono una progressione regolare.
Salendo, il bosco cambia gradualmente aspetto e lascia spazio a zone più aperte e panoramiche.
03 Dal Clap Forât alla Forcella Mincigos
Superato il settore del Clap Forât, il percorso continua sul CAI 602 verso la Forcella Mincigos.
Il sentiero attraversa un ambiente di transizione tra il bosco e i pendii alpini superiori.
Il fondo è composto da terra, pietre e tratti erbosi. La salita mantiene una pendenza significativa.
La Forcella Mincigos, posta a 1.488 metri di quota, rappresenta un importante punto di passaggio lungo la dorsale settentrionale della Val Dogna.
In corrispondenza della forcella si incontra il bivio con il CAI 602a. Il percorso continua invece sul CAI 602 principale in direzione del Cuel Formian e dello Jôf di Dogna.
04 Da Forcella Mincigos al Cuel Formian
Dalla Forcella Mincigos il percorso costeggia il Cuel Formian, rilievo che raggiunge circa 1.627 metri di quota.
Il terreno diventa progressivamente più alpino. Il bosco si dirada e lascia spazio a pendii erbosi, mughi, rocce affioranti e vecchie mulattiere militari.
Il sentiero alterna tratti in salita, brevi traversi e passaggi su fondo irregolare.
La visuale si apre sulla Val Dogna, sul Canal del Ferro e sulle montagne circostanti.
Il passaggio presso il Cuel Formian introduce alla parte più elevata e tecnica della salita allo Jôf di Dogna.
05 Dal Cuel Formian allo Jôf di Dogna
Il percorso continua sul CAI 602 e sale verso lo Jôf di Dogna.
La salita si sviluppa su terreno alpino, alternando pendii erbosi ripidi, mughi, roccette e antiche mulattiere militari.
Il fondo è irregolare e richiede attenzione, con continui cambi di pendenza e brevi segmenti nei quali il sentiero attraversa il versante.
Lo Jôf di Dogna, con i suoi 1.961 metri, costituisce il punto più elevato dell’intero anello.
La cima offre un’ampia visuale sulla Val Dogna, sul Canal del Ferro, sulle Alpi Carniche e sui principali gruppi delle Alpi Giulie.
Il passaggio sullo Jôf di Dogna rappresenta uno dei momenti più spettacolari e tecnicamente significativi dell’Alpe Adria Ultra e della Jôf Trail.
06 Dallo Jôf di Dogna alla cresta nord-orientale
Dalla cima dello Jôf di Dogna il percorso continua lungo il CAI 602 seguendo la cresta nord-orientale.
Il tracciato raggiunge una quota di circa 1.863 metri e prosegue lungo un sistema di antiche mulattiere militari.
Il terreno alterna tratti erbosi, roccette, mughi e passaggi a mezza costa.
La progressione lungo la dorsale offre continue visuali sulle vallate circostanti e sulle montagne della Val Canale.
Il percorso passa quindi sotto il Monte Schenone, entrando in uno dei settori più caratteristici della traversata.
07 Passaggio sotto il Monte Schenone
Il CAI 602 attraversa il costone meridionale del Monte Schenone a una quota di circa 1.807 metri.
Il percorso segue un sistema di cenge e mulattiere militari ricavate sul versante.
Il terreno alterna traversi erbosi, roccette, pendii inclinati e brevi passaggi tra i mughi.
Il Monte Schenone domina la parte centrale della Val Dogna e rappresenta uno dei rilievi più riconoscibili della dorsale.
Il tracciato prosegue verso il bivio con il CAI 601, posto a circa 1.720 metri di quota.
08 Dal bivio CAI 601 al Clap del Jovel
Dal bivio con il CAI 601 il percorso continua verso la selletta a sud del Clap del Jovel, posta a circa 1.775 metri.
Il tracciato attraversa il settore meridionale del rilievo seguendo la mulattiera alta e il CAI 602.
Il terreno alterna sentiero erboso, tratti tra i mughi e fondo pietroso.
La zona conserva numerose opere militari, tra cui resti di postazioni, ricoveri e strade costruite durante la Prima guerra mondiale.
Il passaggio sotto il Clap del Jovel conclude la lunga traversata in quota iniziata sullo Jôf di Dogna.
09 Dal Clap del Jovel a San Leopoldo e Sella Bieliga
Dal settore del Clap del Jovel il percorso perde quota e valica la Sella di Monte Piccolo, a 1.702 metri, che i vecchi cartelli chiamano Anhalter Sattel.
Superato il Monte Piccolo il tracciato scende sul versante che guarda la Val Canale e raggiunge, al chilometro 97,8, la Malga di San Leopoldo, a poco più di 1.560 metri. È un punto d’acqua.
La malga porta il nome del paese che sta sotto, nel fondovalle: Laglesie San Leopoldo, comune autonomo fino al 1928, che in tedesco si chiama Leopoldskirchen e in sloveno Lipalja vas. Sulle carte austriache la malga è ancora la Leopoldskirchner Alm. Qui la maggior parte delle famiglie parlava sloveno, una minoranza tedesco, e ogni casa aveva i suoi diritti di legna e di pascolo: nel 1939, al tempo delle opzioni, il paese contava ancora duecentoquaranta abitanti.
Poco più avanti, a 1.492 metri, il percorso passa alla Deutsche Alm — la malga tedesca. Il nome è rimasto in tedesco in mezzo al Friuli, ed è il modo più breve per dire che cos’è questa terra.
Dalla Deutsche Alm il tracciato prende il CAI 603, rientra nel comune di Dogna e raggiunge Sella Bieliga, a 1.477 metri — in sloveno Dol —, ampio avvallamento prativo fra il Monte Schenone e il Monte Sechieiz.
La sella separa la Val Dogna dalla Val Canale ed è uno dei principali nodi sentieristici della dorsale. Nell’area sono presenti numerosi resti di opere militari e vecchi collegamenti forestali.
10 Da Sella Bieliga a Casera Bieliga
Da Sella Bieliga il percorso comincia la lunga discesa verso la Val Dogna.
Il tracciato utilizza inizialmente alcuni tratti della strada forestale e della rete collegata al CAI 603.
Il fondo è ampio e generalmente regolare, alternando strada militare, sterrato e brevi segmenti cementati.
La discesa raggiunge il settore di Casera Bieliga, situato attorno ai 1.400 metri di quota.
Da qui il percorso si raccorda al CAI 601b, proseguendo verso Chiout.
11 Da Casera Bieliga a Chiout
Il CAI 601b collega il settore di Casera Bieliga con Chiout, posto a circa 838 metri di quota.
Il sentiero si sviluppa per circa 4,7 chilometri e perde approssimativamente 600 metri di quota.
Il fondo è prevalentemente forestale, con tratti di strada militare, piste cementate e mulattiere.
La pendenza rimane significativa per lunghi segmenti. Nei punti in cui il sentiero taglia i tornanti della strada, il fondo diventa più ripido e naturale.
La discesa attraversa boschi e radure, offrendo visuali sulla parte interna della Val Dogna.
Il percorso raggiunge infine la frazione di Chiout.
12 Da Chiout a Pleziche
Da Chiout il percorso continua lungo la viabilità locale verso Pleziche, posta a circa 815 metri di quota.
Il fondo alterna asfalto locale, cemento e brevi segmenti sterrati.
La pendenza è moderata e permette una progressione regolare dopo la lunga discesa da Sella Bieliga.
Pleziche rappresenta il punto di ingresso in un antico collegamento tra gli stavoli della Val Dogna e il settore del Rio Montasio.
13 Da Pleziche agli Stavoli di Rio Montasio
A Pleziche il percorso imbocca una traccia storica, ripristinata e resa nuovamente percorribile dall’organizzazione.
Il sentiero attraversa un settore poco frequentato della Val Dogna, caratterizzato da boschi, rii e antichi insediamenti rurali.
Il fondo è completamente naturale e alterna terra, radici, pietre, brevi attraversamenti di corsi d’acqua e tratti tra la vegetazione.
Il percorso raggiunge gli Stavoli di Rio Montasio, antico nucleo rurale collocato lungo il versante.
L’ambiente conserva il carattere autentico delle alte borgate della Val Dogna, un tempo collegate da una fitta rete di sentieri utilizzati per il pascolo e le attività forestali.
14 Dagli Stavoli di Rio Montasio agli Stavoli Rive de Clade
Dagli Stavoli di Rio Montasio il percorso continua verso gli Stavoli Rive de Clade.
Il terreno alterna sentiero boschivo, prati, antiche mulattiere e brevi saliscendi.
La zona è appartata e immersa nella vegetazione, con aperture che permettono di osservare i versanti del Montasio e dello Jôf di Sompdogna.
Gli Stavoli Rive de Clade sono l’ultimo nucleo rurale che si costeggia prima dell’ultima grande salita dell’anello.
15 Dagli Stavoli Rive de Clade al CAI 651
Superati gli stavoli, il percorso si raccorda al CAI 651.
Il sentiero comincia a risalire verso la parte alta della Val Dogna e il Laghetto di Sompdogna.
La salita attraversa boschi di faggio, abete e larice. Il fondo è prevalentemente forestale, con terra, radici, pietre e alcuni segmenti più ripidi.
La pendenza è costante e permette di guadagnare progressivamente quota.
Dopo la lunga discesa da Sella Bieliga, questa salita rappresenta l’ultimo grande impegno altimetrico dell’intero percorso.
16 Salita al Laghetto di Sompdogna
Seguendo il CAI 651, il percorso raggiunge il Laghetto di Sompdogna, posto a circa 1.442 metri di quota.
Il lago si trova in una piccola conca circondata da larici, poco sopra la Sella di Sompdogna.
L’ambiente è caratterizzato da prati, boschi radi e ampie visuali sulle montagne della Val Saisera e della Val Dogna.
In prossimità del laghetto sono presenti resti di trincee, postazioni e alloggiamenti militari.
Il terreno torna progressivamente più scorrevole, alternando sentiero, prato e carrareccia.
Il passaggio presso il Laghetto di Sompdogna rappresenta uno dei momenti paesaggisticamente più suggestivi della parte finale.
17 Dal Laghetto di Sompdogna al Rifugio Fratelli Grego
Dal laghetto il percorso continua sul CAI 651 verso il Rifugio Fratelli Grego.
Il rifugio è situato a 1.389 metri di quota, in una radura sulle pendici orientali dello Jôf di Sompdogna.
Il collegamento tra il lago e il rifugio è breve e si sviluppa su terreno generalmente agevole, alternando carrareccia, sentiero e prati.
Il Rifugio Grego offre una spettacolare visuale sulle pareti settentrionali dello Jôf di Montasio e sulle cime della Val Saisera.
Dopo la lunga traversata dello Jôf di Dogna e la risalita dal fondovalle, il rifugio introduce alla discesa conclusiva verso l’arrivo.
18 Dal Rifugio Fratelli Grego alla Val Saisera
Dal Rifugio Grego il percorso imbocca la discesa diretta verso la Val Saisera lungo il CAI 611.
La cosiddetta direttissima scende nel bosco con pendenza sostenuta.
Il fondo è naturale e alterna terra, radici, pietre e gradini.
La discesa richiede attenzione, soprattutto dopo molte ore di gara, ma consente di perdere rapidamente quota verso il fondovalle.
Il bosco è fitto e ombreggiato. Avvicinandosi alla Val Saisera, la pendenza diminuisce progressivamente e il sentiero si raccorda con la viabilità forestale.
Il percorso raggiunge il fondovalle nei pressi di Malga Saisera, situata a circa 1.004 metri di quota.
19 Da Malga Saisera al Kile Alpine Resort
Raggiunto il fondovalle, il percorso si raccorda alle piste forestali e ai tracciati locali della Val Saisera.
Il terreno torna progressivamente più largo e corribile. Il fondo alterna sterrato compatto, brevi segmenti erbosi e strade di servizio.
L’ultima parte attraversa il grande ambiente forestale della Val Saisera, accompagnando i concorrenti verso il Race Hub.
Le pareti del Montasio e dello Jôf Fuart dominano il paesaggio, mentre il percorso segue il fondovalle fino al Kile Alpine Resort.
Il passaggio sotto l’arco di arrivo conclude il grande anello dell’Alpe Adria Ultra.
L’itinerario ha attraversato boschi, malghe, antiche borgate, conche alpine, strade militari, valloni, forcelle, ghiaioni e dorsali panoramiche, collegando in un unico percorso la Val Saisera, Valbruna, Ugovizza, la Carinzia, il Passo di Pramollo, la Val Aupa, la Val Alba, Dogna e la dorsale dello Jôf di Dogna.
Un viaggio completo attraverso le Alpi Carniche orientali e le Alpi Giulie, costruito lungo sentieri storici e territori diversi, uniti da un tracciato continuo, impegnativo e profondamente rappresentativo dell’Alpe Adria.